
In molti settori industriali, con tipologie produttive le più diverse, emerge chiaramente l’esistenza di una serie di
caratteristiche e di regole comuni a livello sia di progettazione che di produzione, le quali costituiscono un fattore strategico di successo per le imprese e forniscono loro un significativo differenziale di
competitività a scala internazionale.
In questo senso il
Made in Italy non è solo uno slogan, un frutto effimero della pubblicità e della comunicazione, bensì una verità e un valore fondamentale dell’economia italiana, che le hanno consentito di affermarsi in un mercato sì sempre più globale, ma anche sempre più attento ai linguaggi delle diverse culture simboliche ed estetiche.
I protagonisti sono:
Gillo Dorfles, Aldo Colonnetti “

I nuovi linguaggi del design”
Boffi, Ernestomeda/Scavolini, Rossana/Febal 
“Gli spazi della cucina italiana: innovazione nella tradizione alimentare”
Marc Salder 
“Il design nello sport: il caso Nike”
Santiago Miranda 
“Il design della luce”
Denis Santachiara 
“Design, nuove tecnologie, nuovi materiali per il prossimo millennio”
Gillo Dorfles
Da più di 50 anni Gillo Dorfles rappresenta l’
osservatore e il
critico più attento e più lucido dei “
prodotti estetici”, dalle
arti, alle attività progettuali come l’
architettura, la
grafica e il
design industriale. Senza mai dimenticare, però, le radici fondamentali della cultura progettuale: le arti applicate e in particolare le attività artigianali. In un’epoca di globalizzazione dei linguaggi, delle tecnologie e delle risorse economiche, sarà proprio il grande patrimonio simbolico, fondato sulle tradizioni delle culture locali, a costituire l’unica possibilità di parlare del mercato globale. “Nuovi riri nuovi miti”, “Fatto a mano”, sono due tra le decine di saggi di Dorfles; scritti a distanza di quasi 40 anni, il primo negli anni 60, il secondo negli anni 90, rappresentano ancora un percorso e, soprattutto, un approccio ai problemi del gusto, delle sue oscillazioni, ancora attuale. E’ necessario guardare al nuovo secolo, enza dimenticare le radici e le identità culturali che ci hanno preceduto.
Aldo Colonnetti Nasce a Bergamo nel 1945. Filosofo e teorico dell’
arte, del
design e dell’
architettura. Dall’85 è direttore dell’Istituto Europeo di Design (IED) di Milano. Ha tenuto lezioni e seminari in Università italiane e straniere. Ha fatto parte della direzione di Alfabeta. Nel 91 è stato nominato direttore di Ottagono, rivista internazionale di disegno industriale.
Coordina dal 93 con Arnaldo Pomodoro un corso di specializzazione (trattamento artistico dei metalli) con sede a Urbino.
Fa parte del Comitato Scientifico del MID per quanto riguarda la strategia d’immagine e di design.
Ha curato numerose mostre ed iniziative internazionali. Ha scritto articoli e saggi dedicati a problemi estetici e semantici dell’arte, della comunicazione, della grafica e del design.
Boffi, Ernestomeda/Scavolini, Rossana/Febal“Gli spazi della cucina italiana: innovazione nella tradizione alimentare”
Cibo, design e moda rappresentano un sistema unico della cultura della progettazione italiana. In particolare cibo e design sono due realtà complementari e sinergiche da tutti i punti di vista: la grande tradizione delle cucine regionali si associa alle realtà artigianali e produttive che si ritrovano in alcuni specifici ambiti geografici. Pesaro costituisce un’esperienza emblematica: grandi insediamenti industriali nel settore della produzione di cucine unitamente ad una rigogliosa tradizione artigianale nel campo dei materiali e dei processi di produzione.
Il
sistema “food-design” italiano è unico nel panorama internazionale, in quanto il luogo della preparazione, del consumo, della ritualità del cibo si coniuga con una ricchezza straordinaria sul piano della gastronomia, di origine sia contadina che aristocratica. In questo particolare settore del design italiano, contenitore e contenuto discendono dalla stessa filosofia progettuale: “
lo stile italiano”, che è anche una concezione originale, antica e moderna al tempo stesso della “qualità della vita” in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue occasioni.
Peraltro molteplici sono le concrete interpretazioni dello “stile italiano” nel campo della produzione delle cucine.
In questo “
incontro con i protagonisti” vengono posti a confronto le filosofie e gli approcci concettuali ed operativi di tre aziende che bene illustrano la ricchezza culturale e imprenditoriale di questo settore dell’industria mobiliera italiana.
DESIGN COME PROGETTO GLOBALEDisegnare per il mercato globale significa
progettare per un sistema di linguaggi e di consumi non facilmente prevedibile. In esso infatti sono presenti estetiche e funzioni spesse volte diverse tra loro o meglio con differenti comportamenti a seconda del luogo e del tempo di consumo. Sono rari i designers in grado di interpretare queste oscillazioni di gusto e di linguaggi simbolici. Uno di questi è senz’altro
Marc Sadler, in particolare per i suoi progetti per aziende come Nike o Moulinex: ossia veri e propri sistemi di prodotto che interagiscono in tempo reale con i gusti e le innovazioni del mercato, per trasformarsi poi direttamente in simboli della vita quotidiana.
Marc Salder Designer specializzato in materiali plastici e sue tecnologie di lavorazione, laureato all’’E.N.S.A.D. di Parigi, è cittadino francese.
Di recente si è installato a Milano dove vive e lavora. E’ responsabile del design di prodotto per Nike e Moulinex. Fra i riconoscimenti ricevuti spiccano il
DESIGN PLUS di Francoforte per il box doccia di Apotheos disegnato per Domino-Albatos (1995), l’
AUSZEICHNUNG FUR GUTES DESIGN ad Hannover (1996). Nel gennaio 1997 è stato eletto
CREATEUR DE L’ANNEE al Salon du Meuble de Paris.
Nel giugno 1998, il M.O.M.A. di New York ha incluso il suo “Motorcyclist’s Back Protector”, disegnato per Danese nella sua collezione permanente.
Santiago Miranda e
Perry King costituiscono da anni una particolare testimonianza progettuale dove sono presenti due elementi fondamentali del progetto moderno: la sistematicità del design da un lato e, “
invenzione e l’innovazione nell’ambito sia tecnologico che estetico”, dall’altro. I progetti di Santiago Miranda sono fortemente “industriali”, anche se non dimenticano mai di parlare anche ai nostri desideri, senza trasformare le funzioni in semplici divertimenti. Il tema della luce ha sempre attraversato l’attività di questo studio: dall’Expò di Siviglia al nuovo incarico all’Expò di Hannover del 2000; luce intesa non soltanto come apparecchio illuminante, ma nel suo significato più ampio ovvero materiali, superficie e soprattutto il rispetto del contesto.
Santiago Miranda Nato a Siviglia, la scia la città natale per l’Italia nel 1971. A Milano fonda nel 1975 lo studio con Perry King. Insieme operano in tutti i campi del design realizzando
progetti in Europa, Stati Uniti e Giappone. Fra le numerose aziende con cui ha collaborato si ricordano FIAT, Flos, Marcatrè, Cassina, Ericsson, Interdecor Tokyo, Sony,…
I suoi lavori sono stati pubblicati e premiati in molti paesi e in numerose occasioni e mostre. Si ricorda in particolare il premio Nacional De Diseno in Spagna, e il premio di Andalucia di Diseno.
E’ membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Europeo di Design di Madrid.
Denis Santachiara Denis Santachiara è un designer particolare, sempre sospeso tra razionalità e tensioni visionarie, con un occhio attento ad una sorta di autoironia che gli permette di credere fortemente in questo “mestiere”, senza mai dimenticare lo stupore che un’esperienza inaspettata è in grado di produrre. La sua poetica si muove sempre dal mondo della tecnologia, cercando di far “
parlare gli oggetti”; e da utopico e visionario, ha sempre anticipato il concetto di interattività con famosi prodotti animati e performanti, che “
strizzano l’occhio alla tecnologia”: tra questi oggetti l’illuminante Maestrale o la lampada Notturna, le poltrone basculanti, i letti che si arrotolano e si srotolano.
Questo non significa che Santachiara sia un designer poco attento al sistema industriale; anzi il suo atteggiamento è di grande curiosità nei riguardi della scienza, delle tecnologie, dei materiali e quindi dei processi produttivi, senza dimenticare, però, che uno dei motti fondamentali di un buon designer è “
decontestualizzare sempre e ovunque”, ovvero mettere in crisi gli assetti e le regole costituite.