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Ciclo di conferenze: "Incontri con i protagonisti"

Molteplici sono le modalità e gli strumenti con cui le aziende del Made in Italy interagiscono con il mondo esterno, i clienti, gli operatori della filiera commerciale, gli esponenti della cultura, le istituzioni.
Per ottimizzare i risultati di questo processo occorre organicità di approccio strategico e sinergia fra gli strumenti utilizzati.

Ciclo di conferenze: "INCONTRI CON I PROTAGONISTI"I messaggi convogliati dai prodotti del sistema Design, devono essere coerenti e integrati con i messaggi trasferiti attraverso il Marketing e la Comunicazione, soprattutto quella pubblicitaria. La stretta integrazione di queste funzioni ha portato, in molti casi all’affermazione del marchio, dell’azienda o del designer, al di là delle specifiche caratteristiche del singolo prodotto. Peraltro l’attuazione di un approccio integrato a Design, Marketing e Comunicazione incontra problemi, vincoli e difficoltà crescenti con la globalizzazione dei mercati, ove l’azienda deve confrontarsi con situazioni socio-economiche e culturali fortemente differenziate. Attraverso questa nuova serie di incontri COICO Pesaro e COSMOB, con il patrocinio dell’ADI e dello IED, intendono presentare le esperienze di successo di alcuni protagonisti, imprenditori e designer del Made in Italy.

I protagonisti sono:

punt-blu.gif Giulio Castelli (Kartell)
punt-blu.gif Makio Hasuike (Merloni Elettrodomestici)
punt-blu.gif Elio Fiorucci e Oliviero Toscani

Giulio Castelli

Ingegnere chimico, allievo del premio Nobel Giulio Natta, ha fondato nel 1949 la Kartell, di cui è attualmente presidente onorario. La storia del design italiano transita in alcuni studi, in alcune aziende, ma soprattutto possiede alcune testimonianze e protagonisti insostituibili; tra questi Giulio Castelli. Fondamentale è stata la sua intuizione nel coniugare i materiali plastici con la vita quotidiana, attraverso la collaborazione con i più importanti designer internazionali. Non è semplice rappresentare le funzioni fondamentali della vita individuale e collettiva, tenendo fermo sia il rispetto e le caratteristiche di un solo materiale sia soprattutto le innovazioni tecnologiche dei processi produttivi, indotte e provocate dagli stimoli e dalle invenzioni progettuali dei designers e degli architetti. Ma è proprio all’interno di questo snodo che emerge la figura di Giulio Castelli: “noi ci lanciamo in quella sperimentazione sempre proiettata verso il futuro, che è il nostro mestiere. E’ una sperimentazione di design, e vuole arrivare a quella difficile sintesi tra tecnologia e disegno, tra economicità e risposta ad una esigenza sociale, nella quale siamo da sempre impegnati”.
Riconoscimenti, premi internazionali, presenze nei dibattiti e nelle esperienze più avanzate del design internazionale, dal MOMA di New York alle Triennali di Milano, tenendo sempre aperto lo sguardo sull’innovazione, senza dimenticare il mercato, la distribuzione, l’utilizzazione finale. Molteplicità significa per Giulio Castelli, linguaggi polivalenti, estetiche tra loro anche contraddittorie, ma comunque unità e sintesi nella missione progettuale e industriale.

Kartell: il design della plastica

Il rapporto tra plastica e design forse non sarebbe mai esistito senza la Kartell; prima attraverso il suo fondatore, Giulio Castelli, poi con Claudio Luti, dal 1988 proprietario e presidente della società. Una azienda è fatta di prodotti, e i prodotti rappresentano lo stile, ma anche l’evoluzione di un grande progetto che trasforma un materiale inerte in segni ed oggetti riconoscibili in tutto il mondo. Per innovare questo particolare settore della produzione italiana, è necessario aprire gli occhi verso quei processi produttivi che consentano una innovazione costante. Ma innovazione significa anche coniugare le plastiche con altri materiali; negli ultimi anni sono nati progetti, dove per ragioni strutturali sono stati utilizzati materiali quali il legno, alluminio e acciaio, avendo sempre sullo sfondo il linguaggio dominante del tipico materiale Kartell: la plastica. Un’azienda come la Kartell, presente in tutti i mercati del mondo, deve essere in grado di comunicare la propria identità all’interno delle differenti realtà culturali ed economiche dove opera; da questo punto di vista l’intuizione è stata quella di integrare sempre di più la memoria con il futuro, nella direzione di un sistema dove la cultura progettuale, i tempi della produzione, la strategia commerciale, gli stili della comunicazione siano facilmente riconducibili solo al marchio Kartell. La Kartell è un modello per tutte le imprese che fanno dell’innovazione la condizione dello sviluppo, rispettando sia i tempi sia le tendenze di un mercato sempre più volubile, ma comunque sempre attento e desideroso di novità, a condizione che resistano al di là delle mode.

Makio Hasuike

Laureatosi all’University of Arts of Tokyo nel 1962, la sua preparazione professionale inizia in Giappone. Lavora per un anno come designer presso la Seiko, realizzando i progetti di 20 tipologie di orologi per i Giochi Olimpici di Tokyo del ’64.
Dal 1963 è in Italia dove prosegue la sua attività in differenti settori del design; fondamentale la sua collaborazione con Ariston. Apre il suo studio Makio Hasuike Design, nel 1968.
Dal 1982 ha sviluppato un’attività di progettazione, produzione e distribuzione fondando MH WAY, che diventa occasione di verifica della complessità del sistema progetto-prodotto.
I suoi progetti hanno ottenuto premi e riconoscimenti quali: “Compasso D’Oro”, “Triennale”, “Design Plus” esposizione permanente al MoMa di New York. La figura di Makio Hasuike rifugge da nostalgici ritorni autocelebratici: egli persegue l’innovazione attraverso la proiezione verso il futuro a l’anticipazione di risposte a bisogni reali o che tali diverranno.

Il design strategico secondo Makio Hasuike

Disegnare un prodotto significa fare un percorso che, coerentemente sia in grado di trasferire un’idea in un oggetto il quale a sua volta dovrà essere inserito in una strategia più ampia di carattere comunicativo e distributivo. Makio Hasuike rappresenta da questo punto di vista una esperienza rara nel panorama del design internazionale, attraverso la quale questo cammino lento e progressivo si articola secondo tappe e momenti di straordinaria qualità professionale. In primo luogo il rapporto con Ariston, azienda per la quale Hasuike è stato il regista di un totale rinnovamento funzionale ed estetico: dal nome alla grafica, dall’ergonomia alle soluzioni formali; il tutto nel rispetto tra forma e funzione. In particolare, utilizzando la logica della sottrazione ossia semplificare i comandi e non enfatizzarli, ha individuato una particolare filosofia progettuale, dove protagonista è soprattutto il consumatore finale.
Design come linguaggio della differenza: Makio Hasuike, sempre avendo sullo sfondo questo concetto ha anche dato “forma industriale” ad una idea, dalla quale è nata MHWAY. Un’azienda nella quale, benchè il logo si identifichi con le iniziali, non impone un’estetica e una dimensione comportamentale: anzi si adatta, con i suoi prodotti, ai desideri di ciascuno di noi, senza imposizioni di sorta, perché progettare per Hasuike significa parlare attraverso i prodotti un linguaggio riconoscibile, ma semplice e non condizionato e limitato dalle cronache della moda.

La comunicazione, oggi, è un elemento fondamentale per la collocazione e la commercializzazione del prodotto sul mercato. La frenetica evoluzione dei consumi, la velocità con la quale cambiano i gusti, la percezione e la sensibilità dei potenziali clienti, pone di fronte ad un importante interrogativo: quali strategie, quali particolari manovre sono indispensabili, oggi, per realizzare una comunicazione efficace, capace di consolidare il fascino ed il potere del Made in Italy nel mondo?
Discuterne insieme a importanti esponenti nel mondo del design, della moda e della comunicazione, rappresenta uno speciale punto di partenza per chi è interessato ad operare in un ambito affascinante ma complesso e, soprattutto, in continuo movimento.
Un inedito “faccia a faccia” tra lo stilista degli angioletti e il fotografo delle provocazioni. Dopo oltre trent’anni di successi e invenzioni nel campo della moda, della comunicazione e del costume, hanno deciso di intraprendere assieme una nuova avventura professionale dall’emblematico nome di Cucù.
Un’ondata di stimoli e provocazioni per indicare a tutti i partecipanti un approccio più maturo e consapevole, che identifica nella consapevolezza morale e nell’anticonformismo stilistico la strada per una nuova comunicazione italiana e globale.

Elio Fiorucci
Nasce a Milano il 10 giugno del 1953 ed inizia ad esplorare il design molto giovane, cercando nuovi prodotti da inserire nel mercato italiano, sempre con un occhio puntato alle tendenze emergenti nel mondo giovanile.
Nel 67 apre il negozio Fiorucci in Galleria Passerella a Milano e subito vengono alla luce il suo talento e la sua infallibilità nell’esaminare nuove idee.
Fiorucci è per “l’individuo”; va oltre le classi sociali, barriere e confini, riuscendo a mescolare libertà di espressionee voglia di cambiare.

Oliviero Toscani
Ha studiato fotografia al Kunstgewerbeschule di Zurigo dal 61 al 65 e comincia a lavorare per le più prestigiose riviste di moda. La collaborazione con Benetton inizia nel 1982 e questo rapporto gli procura diversi riconoscimenti come il Grand Prix dell’Unesco e la Medaglia al Directors Club di New York. Nell’89 vince il Leone d’Oro a Cannes come regista pubblicitario. Sue foto si possono vedere in molti musei come la Biennale di Venezia, il Museum of Contemporary Photography of Chicago, il Museum of Modern Art a Tel Aviv e in altri musei internazionali.




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